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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di Admin (del 06/03/2008 @ 12:45:53, in BENVENUTI, linkato 2215 volte)
Archiviato il Festival di Sanremo, proprio nel momento in cui varrebbe la pena approfondire quanto è avvenuto (che per il sistema televisivo italiano e per la Rai in particolare non mi sembra caso da “tutti i giorni”), i media si concentrano sulla cronaca nera: il pubblico è attratto dalle tinte forti e dalle vicende violente e così ieri Cogne, Garlasco e Perugia, oggi Erba e soprattutto Gravina. Il segnale lo dà il Telegiornale di tutte le aziende. In tutti i notiziari, dalla mattina alla notte, siamo informati su ogni particolare delle indagini e, se sono in svolgimento, sappiamo anche tutto (o niente) sui processi. Nascono nuovi personaggi: il testimone, il pubblico ministero, il sopravvissuto, l’avvocato, il giudice. Fatti orrendi di straordinaria crudeltà, personaggi devastati da gravissime turbe patologiche entrano nelle nostre case, invadendo la nostra psiche, bloccando la nostra attenzione sulla realtà del Paese, procurandoci angoscia e disagio. Questa scelta editoriale (che io trovo perversa) praticamente sembra avere l’effetto di imporci la filosofia e i miseri meccanismi dei reality televisivi, ci distrae comunque da interessi e suggestioni che ci dovrebbero impegnare invece più seriamente in questioni vitali (il futuro dei nostri giovani, un assetto costituzionale da Paese europeo, lo sviluppo dell’economia). Questo modello culturale nasce dalla tendenza che ha avuto successo a “Porta a Porta”, quando Vespa impose alla pubblica opinione le controverse vicende di Cogne, ricostruendo in grande scala le stanze della villetta dove avvenne il massacro del piccolo. Da quella sera talk show mattutini e pomeridiani (Uno Mattina, Italia sul Due, Mattino su Cinque) tg, approfondimenti e speciali di seconda serata (Porta a Porta, Matrix, TV7) non trascurano nessun particolare di queste tristi vicende, spesso non aggiungendo nulla alla storia. Vi sembra un Paese normale? A me no. I Direttori motivano che la cronaca nera fa ascolto e che se i grandi quotidiani nazionali propongono ai lettori pagine e pagine di “nera”, anche la Rai ha l’alibi per enfatizzare questi casi, senza che ci sia in Azienda un coordinatore o un supervisore, che, pensando alla qualità della nostra vita, dica ai titolari dei programmi che ci vuole almeno “misura”. Ma non c’è proprio più nessuna differenza tra la piattaforma commerciale e quella che dovrebbe offrire un servizio pubblico?
Di Admin (del 06/03/2008 @ 12:43:52, in BENVENUTI, linkato 1213 volte)
Archiviato il Festival di Sanremo, proprio nel momento in cui varrebbe la pena approfondire quanto è avvenuto (che per il sistema televisivo italiano e per la Rai in particolare non mi sembra caso da “tutti i giorni”), i media si concentrano sulla cronaca nera: il pubblico è attratto dalle tinte forti e dalle vicende violente e così ieri Cogne, Garlasco e Perugia, oggi Erba e soprattutto Gravina. Il segnale lo dà il Telegiornale di tutte le aziende. In tutti i notiziari, dalla mattina alla notte, siamo informati su ogni particolare delle indagini e, se sono in svolgimento, sappiamo anche tutto (o niente) sui processi. Nascono nuovi personaggi: il testimone, il pubblico ministero, il sopravvissuto, l’avvocato, il giudice. Fatti orrendi di straordinaria crudeltà, personaggi devastati da gravissime turbe patologiche entrano nelle nostre case, invadendo la nostra psiche, bloccando la nostra attenzione sulla realtà del Paese, procurandoci angoscia e disagio. Questa scelta editoriale (che io trovo perversa) praticamente sembra avere l’effetto di imporci la filosofia e i miseri meccanismi dei reality televisivi, ci distrae comunque da interessi e suggestioni che ci dovrebbero impegnare invece più seriamente in questioni vitali (il futuro dei nostri giovani, un assetto costituzionale da Paese europeo, lo sviluppo dell’economia). Questo modello culturale nasce dalla tendenza che ha avuto successo a “Porta a Porta”, quando Vespa impose alla pubblica opinione le controverse vicende di Cogne, ricostruendo in grande scala le stanze della villetta dove avvenne il massacro del piccolo. Da quella sera talk show mattutini e pomeridiani (Uno Mattina, Italia sul Due, Mattino su Cinque) tg, approfondimenti e speciali di seconda serata (Porta a Porta, Matrix, TV7) non trascurano nessun particolare di queste tristi vicende, spesso non aggiungendo nulla alla storia. Vi sembra un Paese normale? A me no. I Direttori motivano che la cronaca nera fa ascolto e che se i grandi quotidiani nazionali propongono ai lettori pagine e pagine di “nera”, anche la Rai ha l’alibi per enfatizzare questi casi, senza che ci sia in Azienda un coordinatore o un supervisore, che, pensando alla qualità della nostra vita, dica ai titolari dei programmi che ci vuole almeno “misura”. Ma non c’è proprio più nessuna differenza tra la piattaforma commerciale e quella che dovrebbe offrire un servizio pubblico?
Caro Gian Antonio Stella, capisco che chi, come te, è autore di un benemerito libro di successo come “La Casta” intervenga, unico tra le firme di grandi quotidiani nazionali, sui rilievi del Procuratore Regionale della Corte dei Conti: infatti un prodotto (anche quello affermato) ha il problema, per continuare ad essere venduto, di essere presente il più a lungo possibile nel sistema dei media. E questa è una bella occasione: tre mezze colonne sono dedicate al repertorio de “La Casta”; mezza colonna al caso Veneto. Non vorrei però che nella tua inchiesta alcuni episodi di “Mala Politica” possano essere stati da te raccontati con lo stesso scrupolo del caso “Il Veneto e i costi delle miss”, che trovo, scusami, di sconcertante incompetenza.
Se posso essere utile ai tuoi lettori…
1. La Rai offre, a pagamento, un servizio di promozione redazionale attraverso i suoi programmi, intervento che realizza in collaborazione con gli enti locali.
2. La Regione Veneto ha deciso di avvalersene, con un Piano di Comunicazione molto articolato, perché al di là della "Serenissima Venezia e la Padova di Giotto e la Verona Scaligera e la Vicenza Palladiana e il Lago di Garda ,-, le Ville della Riserva del Brenta e poi Cortina D’Ampezzo e le Dolomiti e il Parco del Delta del Pò", ci sono nella Regione – come tu ben sai - aree, città, iniziative e risorse artistiche naturali che, non potendosi avvalere della straordinaria dote, conquistata nella storia, hanno il problema di essere meglio conosciute e valorizzate. Non solo Venezia… è il problema di qualsiasi Assessore al Turismo della Regione. Perché, con lo stesso filo del tuo ragionamento, come giustificare allora i budget che si investono per la promozione del Veneto nelle Borse Internazionali del Turismo? Una ragione c’è caro Stella…
ma per le miss anche tu sei scivolato sul troppo facile moralismo che pervade la critica a proposito delle gambe delle ragazze in fiore: “Domiziano fece gettare agli spettatori,_, gettoni validi per un’entrata gratuita al lupanare".
“Più sesso per tutti” si direbbe oggi. Non c’era però la Corte dei Conti…”
Nella tua polemica ti prego almeno di tener presente i dati oggettivi perché nel Piano di Comunicazione è espressamente formalmente negata la presenza in video degli Amministratori che hanno responsabilità istituzionali sulla materia.
Concludendo: sono retribuito non per la realizzazione di un video (il Procuratore Scarano infatti non è documentato) ma per ideare, coordinare e collaborare alla realizzazione di un complesso piano nell’arco di un anno, questa è una prestazione professionale da retribuire anche “in tempi di ristrettezze e bilanci in rosso”, perché dicono gli esperti crea una maggiore ricchezza ai cittadini. Ti sarà utile leggere sulla stampa locale il parere di tutti gli operatori economici a proposito del caso.
“Pexo el tacòn che el buso” potrei concludere… invece ti saluto cordialmente.
Mario Maffucci
Di Admin (del 13/02/2008 @ 12:13:50, in BENVENUTI, linkato 2864 volte)
Pippo non lo dice apertamente, ma si sente investito anche di un ruolo politico: “Il Paese va a picco, per fortuna il Festival regge. Le elezioni costeranno tantissimo in termini economici e di tensione: è un altro 18 aprile 1948”. La vocazione di fondo del nostro è quello di salvare la Patria: essere un uomo istituzionale. E che Sanremo si può fare in un momento così? “Uno spettacolo non solo ridanciano (Chiambretti), ma intelligente”. Allora Baudo ha deciso: si ripete. Con un copresentatore non banale, divertente, complice dei numeri fantasiosi di Brachetti, la bionda (Andrea Osvart) e la bruna (Bianca Guaccero). Venti canzoni in gara per una proposta che gli esperti hanno nella sostanza apprezzato. Poi, uno per sera, i superospiti italiani (Jovanotti, Venditti, Giorgia, Morandi, Mannoia) e alcune popstar internazionali (Lenny Kravitz, Leona Lewis e forse Kilye Minogue). Ci sono a corredo le polemiche degli esclusi (un Festival di centro-sinistra ma un Governo fuori gioco). Un solo motivo di interesse nell’analisi pre-festival, la bordata dei discografici (che per la verità contano sempre meno nell’assetto della manifestazione): “Il Festival di Sanremo tra cinque anni sparirà”. Approfondiamo. In un’analisi, per la verità più articolata della “boutade” che è rimbalzata sui media, Enzo Mazza, Presidente della Fimi, una delle Federazioni che rappresenta l’industria musicale italiana (soprattutto quella delle majors), ha sostenuto che “Sanremo è ormai un prodotto puramente televisivo, seguito da un pubblico in età avanzata. Scomparirà come prodotto, quando scomparirà questo tipo di televisione, già sulla via del declino... Nella tv c’è una emorragia di pubblico, come è avvenuto nell’industria discografica”. Facciamo per ora un punto e commentiamo le dichiarazioni apodittiche.
“Sanremo è ormai un prodotto puramente televisivo”: inesorabil-mente da quando la Rai è titolare della concessione, il Festival è un Grande Evento Televisivo. Per capire: nella Top Ten Annuale degli Ascolti in assoluto, Baudo nel 2007 piazza due serate (al 3° e all’8° posto); nel 2006 Panariello (che fa flop) soltanto una (al 9° posto); Bonolis invece conquista cinque serate dal 1° al 5° posto; la Ventura con Tony Renis ne centra tre (al 3°, al 5° e al 7° posto); Baudo calante nel 2003 ne iscrive tre (al 7°, 9° e 10° posto); Baudo vincente nel 2002 si porta a casa due serate (ma al 2° e al 6° posto); la criticatissima Carrà è addirittura titolare di tre serate (al 2°, 3° e all’8° posto) e il vincente Fazio nel 2000 (meglio ha fatto però nel 1999) si consolida con tre serate (al 4°, 7° e 10° posto), con valori mai più raggiunti come 15 e 13 milioni per puntata. Queste affermazioni sono nel 2000, che è un periodo di non grandissimo splendore. Tutto ciò però per dire che oggi il Festival è, sì, un prodotto televisivo se volete controverso, ma dal valore mediatico ancora di grande interesse strategico. E allora per gli autori è essenziale indovinare il format, non sbagliare la formula, rimanere al servizio della rassegna musicale, perché Sanremo nasce da una proposta popolare vera, autentica, non televisiva, un sogno di altri tempi. Questo è il punto magico di un fenomeno che oggi non potrebbe ripetersi. Concludendo: evento tv, ma con una radice popolare che il costume del Paese ha reso fortissima e che rende il Festival unico come prodotto televisivo.
“Sanremo è seguito da un pubblico di età avanzata, scomparirà – sostengono i gufi – quando finirà questo tipo di tv ormai sulla via del declino”. Non vero. E’ in crisi la tv generalista come quella di Rai Uno (che infatti perde pubblico), ma non è in crisi il consumo complessivo della televisione che invece aumenta, oltre il sistema generalista, attraverso il satellitare, il telefono mobile, internet, le antenne tematiche, il digitale terrestre. Sanremo in effetti ha un vero problema, assai complicato per la cultura provinciale degli amministratori della Città: decidere nei prossimi anni su quali media diffondere il Festival, scardinando l’esclusiva di Rai Uno. Quando si indovina la formula, i dati dimostrano che la manifestazione aggrega anche il pubblico giovane, target difficile per Rai Uno che raramente lo conquista (per esempio con “Tutto Dante”): per Fazio 2000 i giovani 18-34 sono il 52,65%; per Baudo 2002 sono il 52,41%; per Bonolis 2005 sono il 51,52%; per Baudo 2007 sono il 43,55%; sono percentuali importanti e di controtendenza che confutano la profezia. E Sanremo? “Non dice più nulla – dicono i discografici –. Nessuno compra più un disco per averlo ascoltato all’Ariston. Ogni giorno i videoclip visionati su internet sono superiori a quelli trasmessi in tv, ci si interroga sull’esplosione del fenomeno dei “bloggers”. Sanremo neanche si è accorto della rivoluzione. Il mondo va da una parte, Sanremo dall’altra. Anche la filosofia della gestione di Baudo non è quella di valorizzare i giovani, ma di conservare il conservabile. Così Sanremo si è garantito una morte imminente: o cambia drasticamente o è finita”. Anche qui, sembra che gli italiani consumino meno musica. Non è vero. Comprano molto meno dischi e vanno invece a caccia della cosiddetta “musica liquida”, quella che si scarica dalla Rete.
La mia opinione per concludere è che il Festival è più forte di quello che sembra, perché è forte il contenuto che – come ho detto – non è un format nato in laboratorio ma richiesto tradizionalmente da un pubblico trasversale. Il problema sarà cambiare i canali con cui trasmettere le “canzonette”. Tra cinque anni è assai probabile che non ci siano più invece le case discografiche, soprattutto se manterranno l’attuale atteggiamento nei confronti dei media e del mercato.
Mario Maffucci
Caro Luciano,
grazie per l’attenzione al mio blog e scusa se rispondo a un mese dalla tua nota. Feste, influenza, sito in prova. Condivido i tuoi punti di vista (tv cafona, maleducata ed incolta). Ti consiglio di consumare dalla tv solo i prodotti di livello (a questo riguardo alcuni quotidiani e settimanali come “Corriere della Sera” e “La Repubblica” – per esempio – fanno una proposta selezionata il più delle volte interessante di fiction, film e rubriche): “Che tempo che fa”, “Invasioni barbariche”, “Tutto Dante”, “Niente di personale” e così via. Diventare specialisti nel consumo è la dimensione di “resistenza” a questa tv. In altre parole usare il televisore come il frigorifero, che ciascuno di noi apre soltanto quando è necessario per prendere ciò che serve. E’ vero... in tv il teatro è scomparso ed è sempre meno frequente poter dire... “Zitto fammi sentire, questo è uno bravo. Fa l’attore di teatro”.Ti propongo di seguire la trasmissione tv 'TV TALK' di Rai Educational in onda ogni sabato mattina dalle ore 9 alle ore 10.30 su Rai Tre. E' una rubrica che, senza pretese, analizza ogni settimana la tv che va in onda.
Buon anno.
Mario Maffucci
Cara Federica,
grazie per l’attenzione al mio blog e scusa se rispondo a un mese dalla tua nota. Feste, influenza, sito in prova. Condivido i tuoi punti di vista (tv generalista obsoleta, distante dal Paese reale). L’unica ipotesi legata all’idea di avere una nuova televisione, corre con il progetto di legge Gentiloni; se diventerà legge entro il prossimo aprile, si potrà nominare, alla scadenza di questo CdA, un nuovo vertice aziendale (con criteri sganciati dal clientelismo politico) con il compito di costruire un’architettura d’azienda ben diversa da quella che abbiamo. L’attuale caccia all’ascolto nasconde la povertà professionale di aziende, in particolare la Rai, che non hanno più l’ambizione di essere titolari di una proposta editoriale impegnata, capace di rispondere alle aspettative del pubblico. Difficile oggi per i giovani l’accesso al settore, dominato da major internazionali e da megaproduttori. Rimarrebbe, ma è un po’ utopico, creare un movimento d’opinione che pretenda una televisione all’altezza delle esigenze culturali che il pubblico italiano ha nel terzo millennio. Ti propongo di seguire la trasmissione tv 'TV TALK' di Rai Educational in onda ogni sabato mattina dalle ore 9 alle ore 10.30 su Rai Tre. E' una rubrica che, senza pretese, analizza ogni settimana la tv che va in onda.
Buon anno.
Mario Maffucci
Mario Maffucci prosciolto dallo scandolo che lo ha visto coinvolto nell'inchiesta "Mazzette e Canzoni"
Di Admin (del 16/01/2008 @ 15:21:04, in BENVENUTI, linkato 8010 volte)
LA CASSAZIONE CONFERMA IL NON LUOGO A PROCEDERE, PROSCIOLTO MARIO MAFFUCCI PERCHE' IL FATTO NON SUSSISTE.
MARIO MAFFUCCI PROSCIOLTO PERCHE' IL FATTO NON SUSSISTE (GUARDA IL VIDEO NEL SITO UFFICIALE SEZIONE MAFF VIDEO)
La Corte di Cassazione ha confermato l'1 ottobre 2007 con il "non luogo a pocedere", il giudizio emesso dal giudice dell'udienza preliminare a proposito del proscioglimento "perchè il fatto non sussiste" firmato dal giudice Paolo Luppi nei riguardi di Mario Maffucci coinvolto nell'inchiesta della Procura di Sanremo, "Accademia: canzoni e mazzette.
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07/09/2010 @ 13.38.00
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