Il mio ricordo di un grande giornalista.

Da tempo non fa più notizia affermare che la gestione della Rai è stata sempre lottizzata dalla politica, fin dagli anni di Bernabei. Questo dato storico che caratterizza il Servizio Pubblico del nostro Paese può consentire però una riflessione… ricordare invece che contro l’ingerenza dei Partiti, ci fu un personaggio che, in altri tempi, mise a rischio la propria vita su questo tema.

Nel fare memoria del mio percorso tv, ho messo a fuoco tante personalità di artisti e di dirigenti. Ma quello che porto nel cuore è quello di EMILIO ROSSI.

Emilio Rossi giornalista (a Genova avviato in televisione da Paolo Emilio Taviani) in RAI dal 1956. Primo direttore del TG1 nel 1975 (anno della riforma). Prima del TG anche Vice Direttore Generale. Fu colpito dalla Brigate Rosse nell’aprile del 1977, mentre a piedi si recava a lavoro.

Emilio Rossi non fu assassinato, ma fu ferito gravemente alle gambe dai terroristi, perché nella loro criminosa lucidità lo individuarono come “un avversario” pericoloso per la loro visione politica: Emilio Rossi stava dimostrando con il TG1 di tenere in considerazione la Politica, sapendo però fronteggiare la pressione del Partiti sull’informazione. Perché altrimenti colpire un intellettuale, un uomo schivo che non aveva “potere”, che per altro non ha mai amato il primo piano nel lavoro di cui era responsabile e nei successi che aveva avuto? Perché era un testimone che non accettava il sistema della lottizzazione e che invece credeva fermamente nel sistema democratico, per il quale aveva visto nel Comitato di Liberazione Nazionale una generazione battersi per conquistare la libertà con l’impegno e il sacrificio di tutte le forze politiche della Resistenza.

A tutti noi che ci interessiamo di comunicazione, farebbe bene oggi rileggere “È TUTTO PER QUESTA SERA”, un suo testo nel quale analizza con rigore la dolorosa vicenda che lo ha reso degno – a mio parere – di grande rispetto. Merita cioè di essere ricordato come testimone che contraddice la lottizzazione, quando la regia è in mano alla politica che ritiene determinante servirsene per il raggiungimento dei propri interessi e del potere, rendendo marginale o addirittura non curando affatto l’obiettivo del bene comune, che è il fondamento del Servizio Pubblico.