Il 1° aprile ho tenuto insieme al giornalista Andrea Scarpa una lezione davvero fuori dall’ordinario: 320 studenti dei licei di Sanremo, il palco più famoso d’Italia e trent’anni di televisione da raccontare. Un’esperienza che non dimenticherò facilmente.
Il 1° aprile scorso ho vissuto una di quelle esperienze che ti restano dentro, una di quelle mattinate in cui capisci che raccontare la tua storia vale davvero la pena.
Il Teatro Ariston di Sanremo — sì, quel Teatro Ariston — era pieno di ragazzi. Trecentoventi studenti del quarto e quinto anno dei licei della città, cinque diversi indirizzi, tutti lì seduti ad ascoltare me e il giornalista Andrea Scarpa. Un’emozione difficile da descrivere: guardare quella platea così giovane, in un luogo così carico di storia e di memoria, e pensare che stavano lì per sentire le mie storie.
Con Andrea abbiamo ripercorso decenni di televisione italiana: i programmi del sabato sera, i talenti scoperti quasi per caso, le trattative fulminee — come quella di tre minuti con Walter Vacchino per far nascere Fantastico Cinema proprio su quel palco — e le grandi battaglie interne alla Rai, tra creatività, politica e il vento impetuoso delle televisioni private. Ho cercato di raccontare ai ragazzi non solo i retroscena dei programmi che forse i loro genitori ricordano bene, ma anche cosa significasse fare televisione pubblica in quegli anni: la responsabilità, la passione, il lavoro di squadra senza il quale niente di grande sarebbe mai nato.
L’iniziativa è nata dalla collaborazione tra i Martedì Letterari del Casinò di Sanremo — con Sonia Balestra, componente del Consiglio di Amministrazione, l’Assessorato alla Cultura del Comune — con l’assessora Enza Dedali che ha creduto fortemente nel valore di portare la storia nelle scuole — e naturalmente il Teatro Ariston, con il suo proprietario e direttore artistico Walter Vacchino. A tutti loro va la mia gratitudine sincera.
Ciò che mi ha colpito di più? L’attenzione. Quei ragazzi erano presenti, curiosi, vivi. Qualcuno ha fatto domande acute, altri mi hanno raggiunto alla fine con gli occhi accesi. In quel momento ho capito che la memoria non è nostalgia: è uno strumento per capire il presente, e i giovani lo intuiscono benissimo quando qualcuno gliela racconta con onestà.
Portare il racconto della mia vita professionale in un luogo simbolo come l’Ariston, davanti a chi il futuro lo sta ancora costruendo, è stato il regalo più bello che potessi ricevere.
Se vuoi sapere di più sulle storie che ho raccontato quel giorno, le trovi tutte nel mio libro Samurai.
Una piccola gallery fotografica di questa giornata davvero “particolare” e indimenticabile:







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